.
Annunci online

  ladestraonline La Res Publica delle idee
 
Diario
 


A cura
della redazione
de Ladestraonline

Scrivi al Direttore:
fabiotorriero@gmail.com



Ovunque
c'è Destra

La Destra c'è!



Informazioni sulla rivista
Casa editrice Nuove idee
www.nuoveidee.org

 


26 aprile 2007



IL BOLG DE LADESTRAONLINE

STA PER LASCIARCI…

MA NON ABBIATE PAURA,

STA ARRIVANDO IL NUOVO SITO INTERATTIVO

WWW.LADESTRAONLINE.IT




permalink | inviato da il 26/4/2007 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


23 aprile 2007

Come cambia la Quinta Repubblica

Il primo turno delle presidenziali francesi non lascia dubbi; la Francia si muove, con passo pesante. La direzione non è precisa e i termini ancora vaghi, ma la Quinta Repubblica si sta modificando voto per voto. Certo, gli elementi di continuità permangono; basti pensare alla funzione plebiscitaria ( 84,5 % di affluenza) di un bipolarismo valoriale guidato dal liberal-gollismo di Sarkozy ( con uno stupefacente 31,1 %).
Tuttavia, la rottura con il passato non può essere ridimensionata. Il voto di ieri, infatti, è un voto di totale opposizione. Opposizione al vecchio gollismo di Stato, su cui hanno giocato sia Sarkò, sia Segolene Royal ( al 25,8 %) ed opposizione ad un bipolarismo-bipartitismo percepito inerte, autoreferenziale, negativamente inteso come Sistema e che ha fruttato al liberal-centrista Bayrou un 18,5 % su cui costruire un percorso differente.
Aggiungendo i voti ideologici e protestatari di Le Pen ( 10,5 %) e Besancenot ( 4,1 % per la sinistra radicale), la complessità di una Francia in movimento, resta piuttosto evidente.
Ora, se per l’Eliseo, la conformazione non mediata, diretta, popolare, di un voto plebiscitario, determinerà ancora uno schema bipolare nel quale il conservatorismo rivoluzionario di Sarkozy dovrebbe aver gioco facile sul vuoto conservatorismo socialista della Royal, nei fatti, il peso della Francia plurale e pluralista uscito dalle prime urne presidenziali, vorrà farsi sentire, se non subito, di certo nelle elezioni legislative di Giugno nelle quali gli assetti politici dell’Assemblea parigina potrebbero risultare tanto eterogenei quanto inclini ad una sostanziale modifica istituzionale.

Giacomo Petrella




permalink | inviato da il 23/4/2007 alle 11:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


19 aprile 2007

Quel Cav là, che sta davanti a tutti...

Esagerato, paradossale, audace e sfacciato... a volte persino politicamente cafone (ci perdoni Silvio, ma sarà tanto liberale da concedercelo, lui che è così esperto nell'infrangere i protocolli)... ma sempre teatrale, sempre originale...
Quel Berlusca là, che ti va al congresso Ds e dice che quel partito Democratico gli piace tanto che ci si iscriverebbe anche lui...  Ed ecco il colpo di scena: scavalcare (solo mediaticamente certo, ma non è poco) l'Udc al centro, e premere invece per il partito delle Libertà, e per un bipolarismo reale. Alla faccia del "che ce frega", alla faccia del "alla gente che je frega" [del partito Democratico] che è sulla bocca di alcuni aennini prudenti. Berlusconi sa di interpretare il pensiero di molti, di quelli che a destra come a sinistra auspicano l'apertura di una fase politica nuova (persino rispetto a lui stesso). E fino alla fine, il Cav sta davanti a tutti!

Filippo Lonardo




permalink | inviato da il 19/4/2007 alle 20:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


11 aprile 2007

Stasera su La7

Mercoledì 11 aprile - ore 21,30

Su
La7 a L’Infedele di Gad Lerner 

Fabio Torriero sarà ospite della puntata

dedicata al Partito democratico

 




permalink | inviato da il 11/4/2007 alle 16:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 aprile 2007

Bagnasco, i Dico e l'apocalisse

Cattedrale di Genova, portone pesante, di quelli antichi; " Bagnasco vergogna!", la scritta che non ti aspetti, le moderne novantacinque tesi appese in bella vista.
Dire no ai DICO, per dire no ad un futuro fatto di incesti e pedofilia. Insomma, il neo capoccia del vescovado, ammettiamolo, ha calcato la mano. Smania da nomina o, più probabile, continuità con quella ruiniana volontà di incidere a costo d'esser contestati.
Ed equiparare una convivenza eterosessuale con le peggiori perversioni di questo mondo, d'altro canto, conferma brillantemente l'obbiettivo.
Del fatto, infastidiscono due aspetti: da un lato l'italianità del fattore Vaticano, ossia quella moderata rassegnazione cattolica in campo europeo che, per contro, conosce il più netto interventismo all'interno dei confini nazionali, delegittimando inevitabilmente ogni "politica", sia essa d'ispirazione trascendente ma laica. Dall'altro, i due pesi e le due misure nei riguardi dei tanti "peccatucci" sessuali di Fra Tack e compagnia cantando.
Tuttavia se si considera l'aspetto socio-politico della questione, non possiamo negare alle trombe apocalittiche del buon Bagnasco quell'incisività di cui il variegato mondo del radicalismo chic, dei falsi " nuovi diritti civili" all'insegna del caos morale più totale ( vedi il partito pedofilo olandese) , sembrerebbe abbisognare freudianamente.
Né confessionali né progressisti? Come sempre, giusto mezzo.

Giacomo Petrella




permalink | inviato da il 3/4/2007 alle 17:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


23 marzo 2007

Medioriente: su Mastrogiacomo l’Italia cede al ricatto. A Baghdad la speranza resiste un po'

Nuova legge sugli idrocarburi in Iraq
In Iraq si riaccende un filo di speranza: l'assetto federale del paese sembra poter essere la chiave (forse l'ultima delle chiavi) di una eventuale futura riappacificazione. E' di recente entrata in vigore la nuova legge sugli idrocarburi, che statalizza e redistribuisce equamente tra le macroregioni irakene, secondo il criterio censitario del 2003, i proventi della vendita del greggio. Le imprese di raccolta resteranno private, per dar modo all’economia interna di raccogliere gli investimenti esteri. Il meccanismo di compensazione statale alle imprese per la cessione dei proventi è ancora in discussione.
Nel triangolo sunnita, dove l’influenza iraniana è pressoché nulla, la notizia è stata accolta con un certo entusiasmo. Il Kurdistan, dove di recente sono stati scoperti nuovi giacimenti petroliferi, e che già da tempo è relativamente al riparo dalle diatribe religiose della guerra civile, è in fase di ripresa e di sviluppo economico, e accetta positivamente la nuova legge. Nelle regioni del sud e a Baghdad, invece, gli sciiti sembrano voler proseguire con la guerriglia (ne è la prova il colpo di mortaio che a Baghdad ha gelato la conferenza del Segretario Generale dell'Onu Ban Ki-Moon). La guerra, quindi, continua. Ma forse potrà essere aperto un fronte di trattativa.

Mastrogiacomo libero, ma a che prezzo?
Intanto in Afghanistan la missione italiana affronta il dilemma più significativo dall’inizio della sua attività: Daniele Mastrogiacomo è stato liberato in cambio della scarcerazione di cinque talebani detenuti presso le carceri di Kabul. Il governo ha privilegiato il canale aperto da Emergency ed ha scelto il pressing continuo sul presidente afgano Hamid Garzai perché fosse messa in atto ogni misura che garantisse il rilascio del giornalista. Subito dopo l'assalto, l’autista Saied Agha (considerato una spia) fu sgozzato dai Talebani; diversa è stata  la sorte del mediatore Ramhatullah Hanefi, arrestato dal governo afgano subito dopo la liberazione di Mastrogiacomo. Infine c’è il giallo della presunta liberazione dell’interprete Adjimal Naskbandi (catturato insieme al giornalista di "la Repubblica"), del quale si sono perse le tracce.


Antongiulio Greco, Filippo Lonardo

Forum: cosa pensate della proposta del segretario dei Ds, Piero Fassino, di allargare ai talebani la conferenza di pace sull’Afghanistan? Il caso Mastrogiacomo segna un cedimento del governo italiano nei confronti dei terroristi talebani? I Servizi segreti escono ridimensionati da questa vicenda? Adesso i talebani apriranno la stagione della caccia agli stranieri?




permalink | inviato da il 23/3/2007 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


15 marzo 2007

Romano Prodi e il Rugby

Il rugby oggi va di moda; merito di una storica "nazionale" capace di vincere due strepitosi incontri nel glorioso ' sei nazioni'. Oggi qualcuno propone la palla ovale come antidoto al bullismo scolastico: facciamoli sfogare in campo, e non tra i banchi. Antica verità mai troppo presa sul serio.
C'è poi chi, tra una "carnevalata" e l'altra, decide di tornare al suo sano ruolo istituzionale, invitando Troncon e compagni a Palazzo Chigi. La Presidenza del Consilgio rende omaggio a chi sportivamente onora l'italia; prassi comune, si dirà. Non comuni, però, le battute a margine dell'incontro: - " Presidente Prodi, quali valori la politica dovrebbe immagazzinare guardando il rugby?"
Onore, coraggio, tenacia, lealtà, rispetto, nobiltà d'animo, goliardia...erano tante le cose da dire, forse un po' troppo schierate per un figlio dell'immobilismo democristiano.
- " Che per andare avanti, bisogna passare la palla indietro!"
Grazie Presidente, una metafora eccellente dell'Italia che non ha capito nulla, ma proprio nulla, nè di politica, nè di rugby.

 Giacomo Petrella




permalink | inviato da il 15/3/2007 alle 19:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


21 febbraio 2007

PRODI II, GOVERNO D'ALEMA, GOVERNO TECNICO CON I CENTRISTI, GOVERNO D'UNITA' NAZIONALE CON TUTTI O SUBITO AL VOTO?

“Almeno sulla politica estera o siamo uniti o il governo cade!”. Queste sono state le ultime fatidiche parole del Ministro degli Esteri D’Alema, poco prima che il Senato della Repubblica bocciasse la mozione dell'Ulivo che chiedeva di approvare la relazione con cui il vicepremier aveva illustrato la strategia internazionale dell'esecutivo: 158 i voti favorevoli, 136 quelli contrari, 24 astenuti (che al Senato contano di fatto come dei no). La maggioranza richiesta di 160 voti non viene raggiunta. Stando alle dichiarazioni di D’Alema (precedenti la votazione), il governo Prodi sarebbe caduto alle ore 15.00 del 21 febbraio 2007.

Antongiulio Greco




permalink | inviato da il 21/2/2007 alle 23:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


21 febbraio 2007

BR… CHI SOTTOVALUTA E CHI DA' LEZIONI

Abbiamo ancora negli occhi le immagini dei lenzuoli bianchi macchiati di sangue, stesi sopra i cadaveri del Prof. Massimo D’Antona, del Prof. Marco Biagi e dell’agente di Polizia Emanuele Petri, ucciso nel conflitto a fuoco che portò all’arresto della brigatista Nadia Desdemona Lioce.

Purtroppo, la lista delle vittime delle br, dal 1976 ad oggi, conta 86 persone: la scia di sangue è lunga, ma la cosa ancor più triste è che ci troviamo di fronte ad un fenomeno che sembra non voler morire mai.

Durante gli anni di piombo, probabilmente, avranno contribuito a stimolare quel maledetto desiderio di protagonismo terrorista, in un modo tanto incosciente quanto ingiustificabile, quei quotidiani che solevano definire le br “sedicenti”, nonostante queste rivendicassero puntualmente i loro attentati ed omicidi. Persino dopo il rapimento e l’uccisione del Presidente Moro, ci fu chi continuò imperterrito a propinarci la storiella della farsa.

Passano gli anni, di acqua sotto i ponti ne passa sempre meno, i brigatisti hanno volti ed obiettivi nuovi, ma ci sono ancora giornalisti - vedi Valentino Parlato sul Manifesto di martedì 13 Febbraio - che definiscono i (15) brigatisti arrestati all’alba del giorno prima quali presunti e velleitari.

Chissà cosa avrà esclamato Parlato dopo il ritrovamento da parte della Polizia, a tre giorni dal bliz, di un consistente deposito di armi nelle campagne padovane: un fucile mitragliatore kalashnikov con relativo caricatore; un mitra Uzi con caricatore; una pistola mitragliatrice Skcorpion; una pistola Sig Sauer; una pistola Colt calibro 38; un cannocchiale per fucile; due divise estive della Guardia di Finanza; tre giubbotti antiproiettile; varie fondine; una parrucca e numeroso munizionamento di vario calibro. Altro che velleità, si preparavano ad attaccare e se non fosse stato per l’eccellente lavoro svolto da magistratura e forze dell’ordine ce ne saremmo accorti ancora una volta a babbo morto.

Mi domando se il minimizzare sia dipeso in qualche modo dal fatto che tali brigatisti di “ultima generazione” risultassero iscritti (7 su 15) alla Cgil e che tra i loro obiettivi ci fossero: Berlusconi, Libero, il Foglio, l’Eni, Tivù Sky, gli israeliani. Infine mi chiedo se i tour di Sofri e Curcio nelle aule magne di molte università italiane, nonché le aspre parole di Scalzone (che continua a profetizzare la rivoluzione e lo scontro violento), non abbiano contribuito ad esasperare i toni e ad alimentare i veleni…

di Antongiulio Greco




permalink | inviato da il 21/2/2007 alle 23:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


15 febbraio 2007



Editoriale tratto da Il Tempo di mercoledì 14 febbraio 2007

La rivoluzione che stravolge gli equilibri del passato

 

Destra pagana, cattolica, liberale, alla Sarkozy, alla Santanché, all’arrabbiata, all’amatriciana. Vecchia destra (i tromboni e patriottardi di sempre) e vecchia «nuova destra» (quella di Alain de Benoist e Marco Tarchi) «trentacinque anni dopo». Nasce un dubbio. Perché soltanto adesso scoppiano polemiche di fuoco sui cosiddetti valori di destra che Gianfranco Fini tradirebbe un giorno sì e un giorno no? Perché solo ora è così importante sapere se la destra è per il meticciato, la contaminazione (l’accusa rivolta da Antonio Socci alla bozza di documento sul modello italiano di Fabio Granata, responsabile delle politiche culturali di An), o se è per il trinomio indissolubile «Dio-patria-famiglia» e difende i valori millenari del cattolicesimo, come vorrebbe, al contrario, ad esempio Alfredo Mantovano? Perché, infine, ogni proposta o ogni analisi complessa e originale che il presidente di An fa, diventa per incanto o maledizione «l’ennesima svolta», «l’ennesimo strappo», rispetto a un partito di fieri custodi dell’ortodossia? E perché il medesimo metro non si usa per spiegare i conflitti ideologici, culturali e politici della sinistra? A parte i «professionisti dei valori» (per bassi motivi elettorali); a parte le preoccupazioni di qualche colonnello di An, recentemente retrocesso a caporale ed ovviamente ostile alle novità; a parte le preoccupazioni di una nomenklatura che in più di un’occasione ha dimostrato di non essere all’altezza dei tempi, e a parte le strumentalizzazioni correntizie che inquinano ogni dibattito e confronto interni, la questione è seria. E c’è una ragione di fondo che sta scatenando questo psicodramma destrista. Sono i due eventi che rappresentano un punto di cambiamento rispetto al passato. Una rivoluzione nei fatti e nella sostanza destinata a stravolgere molti, troppi, equilibri. Sono, nell’ordine, il Seminario delle idee e la Fondazione «Fare futuro». La prima iniziativa intende aiutare An (base e vertice) ad individuare nuove categorie culturali (la nuova cittadinanza, il manifesto italiano), presupposto necessario per immaginare e produrre una nuova politica. La seconda, oltre alle logiche sinergie che saranno avviate con le altre fondazioni europee ed americane (quella di Aznar, di Sarkozy, l’Heritage), fornirà la futura classe dirigente di destra (basti vedere l’elenco dei cento membri del comitato promotore), sulla scorta delle scuole francesi di Alta Amministrazione. E questo non piace e spaventa parecchi «amministratori del consenso». Per il resto, il dibattito sui valori dovrebbe continuare a volare alto. Già qualche anno fa, infatti, fu posto l’accento su «Dio-patria e famiglia» che non sono sempre gli stessi, e sulla necessità di attualizzare le idee, non musealizzarle né rimuoverle. Sarkozy ci sta insegnando che è possibile prendere per mano i propri elettori e farli crescere (le sue «rotture» per un nuovo gollismo). La destra non è solo il popolo delle partite Iva, o le categorie che contestano la Finanziaria, o si limita all’ex Msi o agli innamorati di Berlusconi. La destra «pensa» e non ha complessi di inferiorità. Parole e concetti come «l’Italia-plurale», l’identità italiana come percorso storico-culturale che rifiuta sia l’egemonia religiosa, sia quella laicista-giacobina, parole come il riformismo, il «patriottismo repubblicano», non sono l’effetto di abili slogan, ma il risultato di una nuova mentalità e capacità di declinare un dna.


FABIO TORRIERO

 




permalink | inviato da il 15/2/2007 alle 11:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

sfoglia     marzo       
 

 rubriche

Diario
In fondo a Destra
I giorni de La Destra
Appuntamenti e Convegni

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

Fabio Torriero
Il Tempo
L'Indipendente
L'Opinione delle libertà
Il Giornale
Libero quotidiano
Il Riformista
Veleno settimanale
Osservatorio Parlamentare
Affari Italiani
Massimo Fini
Tocqueville
Misteri d'Italia
Arturo Diaconale
Giordano Bruno Guerri
Fabrizio Ricciardi
Cecilia Rabà
Circolo Guareschi Avezzano
Alain de Bemoist
Ideazione
Tgcom
Giacomo Petrella

Blog letto 59074 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom