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3 aprile 2007
Bagnasco, i Dico e l'apocalisse
Cattedrale di Genova, portone pesante, di quelli antichi; " Bagnasco vergogna!", la scritta che non ti aspetti, le moderne novantacinque tesi appese in bella vista. Dire no ai DICO, per dire no ad un futuro fatto di incesti e pedofilia. Insomma, il neo capoccia del vescovado, ammettiamolo, ha calcato la mano. Smania da nomina o, più probabile, continuità con quella ruiniana volontà di incidere a costo d'esser contestati. Ed equiparare una convivenza eterosessuale con le peggiori perversioni di questo mondo, d'altro canto, conferma brillantemente l'obbiettivo. Del fatto, infastidiscono due aspetti: da un lato l'italianità del fattore Vaticano, ossia quella moderata rassegnazione cattolica in campo europeo che, per contro, conosce il più netto interventismo all'interno dei confini nazionali, delegittimando inevitabilmente ogni "politica", sia essa d'ispirazione trascendente ma laica. Dall'altro, i due pesi e le due misure nei riguardi dei tanti "peccatucci" sessuali di Fra Tack e compagnia cantando. Tuttavia se si considera l'aspetto socio-politico della questione, non possiamo negare alle trombe apocalittiche del buon Bagnasco quell'incisività di cui il variegato mondo del radicalismo chic, dei falsi " nuovi diritti civili" all'insegna del caos morale più totale ( vedi il partito pedofilo olandese) , sembrerebbe abbisognare freudianamente. Né confessionali né progressisti? Come sempre, giusto mezzo.
Giacomo Petrella
| inviato da il 3/4/2007 alle 17:39 | |
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